Lettera aperta ai candidati per le amministrative Torino 2016


Lettera aperta ai candidati sindaci della Città di Torino

Indicazioni per “una corretta gestione rifiuti” per la città di Torino e per l’area della Città Metropolitana.

Il “problema Torino” condiziona tutta la gestione dei rifiuti in regione.

Come è noto, la realtà di Torino contribuisce per una quota che è circa la metà della quantità complessiva di rifiuti prodotti nella Città Metropolitana e per una quota pari a un quarto di quelli prodotti su scala regionale.

In questa situazione si deve rilevare, purtroppo, che il capoluogo di regione non ha definito sino ad oggi un Piano di gestione rifiuti. Mancano quindi obiettivi di prevenzione/riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata si attesta attorno al 42% (valore che peraltro sembra tendere a diminuire).

L’area della Città Metropolitana, escludendo Torino, sfiorerebbe il 60% di raccolta differenziata: i risultati negativi della città di Torino, pertanto, hanno condizionato negativamente se stessa e l’intero bacino (e la scelta di delineare una Azienda Unica, scelta esclusivamente politica che non si basa su aspetti tecnici, ambientali e/o economici, non fa che aumentare i rischi di far peggiorare la situazione, determinando nei fatti una situazione di monopolio).

Qualora l’obiettivo regionale fosse pari al 70% per la raccolta differenziata (come del resto dovrebbe avvenire nel rispetto delle direttive europee e delle norme nazionali), per compensare il modesto obiettivo conseguito nella città di Torino, il resto del Piemonte dovrebbe portare il suo obiettivo di raccolta differenziata oltre il 90%.

Peraltro, si deve notare che il nuovo Piano regionale dei rifiuti, presenta una impostazione scarsamente condivisibile e declina gli obiettivi da conseguire in maniera poco chiara1.

A Torino, non esistendo obiettivi di prevenzione/riduzione, la priorità sembra essere “alimentare l’inceneritore”, vale a dire un impianto industriale che per essere redditizio ha bisogno di notevoli quantità di rifiuti: esattamente il contrario di quanto dovrebbe fare un buon piano di gestione che si dovrebbe basare su prevenzione/riduzione alla fonte dei rifiuti, riuso, recupero e raccolta differenziata.

TRM (la società che gestisce l’inceneritore di Torino) ha addirittura richiesto al Ministero dell’Ambiente un ingiustificato incremento di 80.000 tonnellate/anno, portando l’attuale capacità di incenerimento dell’impianto da 421.000 a circa 500.000 tonnellate/anno.

Questo modo di procedere, oltre a non essere in linea con le normative europee che indicano chiaramente una gerarchia nel trattamento rifiuti (in cui la combustione è assolutamente residuale e comunque legata all’impraticabilità di altro tipo di gestione), non tiene in conto delle inevitabili contaminazioni ambientali e dei documentati rischi per la salute dei cittadini.

Risulterebbe poi che la Regione proporrà a Torino un finanziamento di 1,5 milioni di euro per 5 anni finalizzato ad incrementare la raccolta differenziata a condizione che il Comune investa la medesima cifra.

Questi 15 milioni di euro (7,5 della Regione e 7,5 del Comune) dovrebbero essere utilizzati per implementare capillarmente il sistema porta/porta.

Perché un programma sia credibile e attuabile, deve esplicitare quali siano gli obiettivi perseguiti e le risorse finanziarie necessarie per la loro realizzazione: il finanziamento ipotizzato non sembra essere sufficiente. AMIAT ha affermato che il costo di implementazione della raccolta differenziata è pari a circa 2 milioni di euro a punto percentuale di incremento. Con i 15 milioni disponibili, quindi, la raccolta differenziata a Torino potrebbe crescere al massimo di 8 punti percentuale.

Tutta l’impostazione fin qui seguita, e che si vorrebbe implementare, non sembra poter dare i risultati auspicati.

L’inceneritore di Torino continua a condizionare pesantemente le scelte del Comune, della Città Metropolitana e della regione tutta.

Con la revisione della gestione rifiuti attraverso la riduzione della loro produzione, un netto incremento della raccolta differenziata e accordi con il territorio circostante, è possibile migliorare la situazione e recuperare dimensioni ambientalmente più sostenibili e compatibili.

Oltretutto, va tenuto conto del fatto che la vendita delle materie recuperate dalla raccolta differenziata procura entrate considerevoli (nei bilanci AMIAT 2013, nonostante la raccolta differenziata bassa, ammontano a 5 milioni di euro) che l’incremento della raccolta differenziata porterebbe ad aumentare.

Partendo da tali (non certo esaustive) premesse, si propongono i seguenti obiettivi per la Città di Torino:

  1. Operare sulla prevenzione/riduzione fissando l’obiettivo del 20% in meno di produzione rifiuti al 2018.

  2. Incrementare la raccolta differenziata. Supponendo di voler raggiungere il 70% in 3 anni a partire dal 42% attuale si può ipotizzare questa progressione: 52% al 2016, 62% al 2017, 72% al 2018. È necessaria una strategia politica e gestionale molto determinata al fine di reperire gli investimenti richiesti per l’implementazione in tutta la città del “porta a porta”. L’investimento richiesto di 2 milioni di euro a punto percentuale di incremento (dati AMIAT) può essere spalmato in 3 anni (10 milioni l’anno).

  3. Introdurre la tariffa puntuale su Torino e Città Metropolitana. Nel tempo richiesto per l’inserimento del porta a porta in tutta la città si possono avviare le pratiche per l’applicazione della tariffa puntuale. In questo modo chi produce più rifiuti, pagherà di più per lo smaltimento. Per applicarla è necessario:

  • predisporre un regolamento della raccolta dei rifiuti concertato con associazioni di categoria: artigiani, commercianti, consumatori, piccola, media e grande industria;

  • garantire autonomia tariffaria alle singole realtà consorziate per valorizzare virtuosità e compensare specificità territoriali;

  • creare un data-base georeferenziato delle utenze in fase di consegna/assegnazione di contenitori identificabili di volume idoneo e verifica del luogo di esposizione. Contestuale verifica anagrafica, commerciale e urbanistica degli occupanti e del tipo di attività;

  • incrociare le banche dati (anagrafe, CCIAA, ENEL, TARSU, Agenzie delle entrate, catasto, ecc.);

  • istituire un servizio di informazione, controllo e verifica con possibilità sanzionatoria e di indagine per repressione e prevenzione abbandoni, errati conferimenti, ecc.;

  • determinare il peso medio dei rifiuti indifferenziati per poter tariffare a volume/svuotamento del contenitore assegnato;

  • potenziare i centri di raccolta (ecocentri) per gestione degli ingombranti, RAEE ecc. e stabilire apertura post-mercatale per consegna imballaggi e rifiuti degli ambulanti-battitori;

  • incentivare il compostaggio domestico/collettivo dell’organico e degli sfalci;

  • semplificare la lettura delle bollette, nonché le procedure di pagamento, evidenziando i risparmi ottenuti con la vendita di materiali recuperati e la riduzione dei conferimenti;

  • aumentare la quota fissa per i locali sfitti e le seconde case;

  • predisporre accordi territoriali/nazionali per l’unificazione del codice cromatico dei contenitori rifiuti differenziati.

  1. Installare impianti per il trattamento a freddo del residuo (modello “fabbriche dei materiali”).

  2. Ridiscutere i termini di rapporto con AMIAT e TRM.

  3. Dotarsi di orientamenti, deliberazioni, scelte “verso Rifiuti Zero” attraverso processi condivisi di partecipazione.

  4. Elaborare pratiche basate sulla strategia dell’economia circolare.

  5. Implementare la pratica della “democrazia partecipativa” e creare una apposita “Consulta cittadina sul ciclo dei prodotti”.

Torino, 29 maggio 2016

Forum Rifiuti Zero Torino

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

Legambiente Circolo Molecola

Pro Natura Torino

WWF Italia

Zero Waste Italy

Per informazioni www.rifiutizerotorino.it

1A mero titolo esemplificativo estrapoliamo dalla bozza regionale del Piano Rifiuti due fattori significativi:Viene definito un obiettivo limitato, scarsamente proattivo di prevenzione/riduzione. A pagina 125 del Piano si legge: “Riduzione della produzione rifiuti del 5% della produzione di rifiuti urbani per unità di Pil rispetto al 2010. In Regione Piemonte si ritiene che gli effetti siano in grado di permettere il raggiungimento di un valore pro capite di produzione pari a 455 kg”. Non si comprende se questa indicazione rappresenti una svista. Dai dati pubblicati sul BUR della Regione Piemonte leggiamo che già nel 2013 si era giunti a 450 t/a/ab. Questa situazione appare preoccupante, a meno che non si sia di fronte ad un mero errore. Se invece fosse questa la reale volontà non si può non notare che la riduzione del 5% appare un risultato estremamente limitato (altre regioni hanno proposto una riduzione del 25%) e che peraltro parametrarsi al 2010 fa emergere chiaramente una volontà di operare in maniera molto limitata sul fronte della prevenzione/riduzione. Prevenzione/riduzione che invece nella gerarchia europea occupa il primo posto nella logica di ritenete il miglior rifiuto, quello non prodotto. Si prevede di trasformare tutti gli impianti esistenti in regione per il TMB (trattamento meccanico/biologico) in produttori di CSS (combustibili solidi secondari), da avviare a termodistruzione nei cementifici. Questi stessi impianti, al contrario, dovrebbero e potrebbero essere trasformati in impianti di compostaggio. In un qualsivoglia progetto di raccolta differenziata il trattamento dell’organico è prioritario: si segnala, invece, che, in particolare per la Città Metropolitana, a seguito della chiusura degli impianti di Borgaro e Druento, l’impiantistica per il recupero dell’organico risulta particolarmente carente!